GIUSEPPE VIANI E I SUOI GIOIELLI SICILIANI

di Giovanni Abruzzo

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Veneto di nascita ma con la Sicilia nel cuore e tante esperienze vissute con caparbietà e impegno. E’ questo Giuseppe Viani, imprenditore nato a Cortina d’Ampezzo nel 1973. Ha vissuto per oltre 10 anni in Sicilia nella Val di Noto tra Rosolino e Pachino, poco distante dalla capitale del barocco famosa in tutto il mondo. Da sempre si occupa di food Giuseppe Viani. Professionalmente è partito da Treviso dove all’inizio degli anni Duemila ha aperto un bar ristorante che è stato un punto di riferimento in quel periodo nella città veneta. Poi gli orizzonti si sono ampliati oltreconfine e lo hanno portato in Russia. Qui, nel 2005, ha creato e sviluppato in franchising una gelateria-caffè, dove venivano venduti anche prodotti italiani di qualità. Ma è nel 2009 che inizia l’avventura italiana in terra di Sicilia. Insieme al fratello Gherardo e al socio di origine russa Andrei, mette in piedi due “gioielli”, il primo la Masseria della Volpe che offre ospitalità di prestigio, l’altro Secolo21, l’azienda agricola. “La struttura originaria – ci spiega Giuseppe Viani - è un’antica masseria recuperata e ristrutturata con buon gusto restituendole i fasti di un tempo. La struttura è dotata di 23 stanze con tutti i comfort, avendo come riferimento il rispetto della natura e la sostenibilità, le parole chiave del progetto come ci spiega Viani.

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La Masseria fa ampio uso di energie rinnovabili, riutilizza l’acqua piovana per l’irrigazione e ha ridotto l’uso della plastica in ogni reparto. Tutto coerentemente con la filosofia bio, nel rispetto della terra e delle stagioni. L’agrumeto vanta più di 1.000 alberi di agrumi e comprende quasi tutte le varietà presenti in natura. Il bio-orto, gli ulivi e i carrubi garantiscono verdure freschissime, olio extra-vergine pregiato e farine di carruba che vengono utilizzate nel ristorante Codarossa all’interno della struttura. La welness – fitness contempla una piscina da 250 mq, uno spazio bar e le aree benessere, dove il lettino orizzontale, situato all’interno del bagno turco, è stato ricavato da un unico blocco di lava dell’Etna che pesa ben 600 kg: un’opera d’arte forgiata dalla natura siciliana. Quello che offriamo ai nostri clienti è soprattutto relax, cura del corpo e dello spirito, attenzione per materie prime bio, cucina raffinata dove riscoprire le tradizioni di Sicilia. Tutto intorno un parco di ulivi e agrumi incontaminato e il panorama mozzafiato del Val di Noto. Masseria della Volpe – continua Giuseppe Viani - è il luogo ideale per godere del lento trascorrere del tempo, in tranquillità, o per organizzare una vacanza alla scoperta delle meraviglie architettoniche, storiche e naturali della Sicilia”.

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Non mancano poi le prelibatezze della tavola che si possono gustare al ristorante Codarossa, il luogo dove le coltivazioni bio di Masseria della Volpe e le materie prime di altissima qualità del territorio incontrano la passione dello chef Dario Marco Bettoni per diventare vera arte a tavola. Piatti che richiamano la tradizione siciliana e i sapori del mediterraneo e che d’estate possono essere gustati anche all’aperto, sulla terrazza panoramica affacciata sulla piscina, circondati da ulivi centenari. L’altra realtà creata da Giuseppe Viani è l’azienda agricola Secolo21, nata con l’intento di riscoprire la qualità, il gusto e la genuinità dei prodotti tipici dell’agricoltura siciliana. Con questo intento è stata riportata agli antichi splendori una collina di 13 ettari nel comune di Noto a poca distanza dal mare, dove già era presente un frutteto con centinaia di piante di arance, limoni, mandarini e olivi centenari. “Dopo due anni di lavori dedicati alla sistemazione e alla cura delle piante – ci spiega Viani - e dell’impianto di nuovi alberi da frutto abbiamo iniziato a produrre e proporre i prodotti che sono conosciuti e apprezzati da tanti. Le olive utilizzate sono raccolte a mano nel momento ideale per garantire un colore e un profumo più intenso e un’acidità prossima allo zero. La molitura viene eseguita a freddo entro 24 ore dalla raccolta e solo la primissima spremitura diventa Olio d’Oliva Secolo21. 

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Un olio così speciale può solo essere racchiuso in una bottiglia altrettanto speciale, dal design moderno ma funzionale che nel 2019 ha vinto il “Best Design” award in London Olive Oil Competition. Il prodotto viene utilizzato e apprezzato dai clienti del ristorante Codarossa della masseria della Volpe. Dalla selezione delle materie prime al packaging, i nostri prodotti sono stati riconosciuti a livello internazionale per la loro qualità e il loro design. Siamo entrati nella categoria “Silver” per il packaging e “Bronze” per l’etichetta alla competizione internazionale dell’olio di Londra. Oltre le piante di ulivo Secolo21 possiede un frutteto, un agrumeto, e inoltre carrubi, erbe aromatiche e un esteso orto per confermare la tradizione agricola della zona. Arance e limoni, carichi dei colori del sole siciliano, vengono raccolti a mano vengono usati per i nostri prodotti bio, rigorosamente senza conservanti o coloranti aggiunti. Coltivare dei prodotti e preservare il territorio per le prossime generazioni è la missione che ha ispirato i fondatori sin dalla nascita del progetto. Se l’olio è il nostro fiore all’occhiello, va menzionata la produzione di marmellate (di arance e limoni) e un limoncello unico. Altra originalità di Secolo21 è Olivea, un amaro creato dall’estratto della foglia d’ulivo, insieme a zenzero, scorza di agrumi e finocchietto selvatico. Ideale come digestivo e per miscelare alcuni cocktail”.

Il territorio, La Val di Noto

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La Valle di Noto o Val di Noto fu una circoscrizione amministrativa che si occupò della giustizia, dell'erario e occasionalmente anche delle milizie del Regno di Sicilia dal periodo normanno alla sua abolizione nel 1812. Nel 2002 alcune delle città che furono comprese dal Vallo sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità. L'area comprendeva l'area sud-orientale siciliana - individuata tra la provincia di Ragusa, di Siracusa e parte delle province di Catania, di Enna e di Caltanissetta - avente talora il fiume Salso e i fiumi Dittaino e Simeto come confini rispettivamente occidentale e settentrionale, talora il fiume Amenano a nord o il Longane. In questa ultima estensione comprendeva anche la città di Catania. L'area è caratterizzata dai principali rilievi costituiti dagli Iblei e parte degli Erei. La presenza di molte fiumare e gole rende l'area piuttosto complessa geograficamente. Geologicamente l'area è formata dal grande tavolato ibleo il quale è costituito da strati sedimentari e affioramenti di lave preistoriche relative ai fenomeni del vulcanismo ibleo.

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Lungo la linea settentrionale del Vallo è stata identificata la linea di contatto tra le placche euroasiatica e nordafricana. Questa instabilità geologica rende l'area a forte rischio sismico, come dimostrano i terremoti del 1542 e del 1693. La vegetazione, dove non relativa a coltivazioni, appartiene alla tipica macchia mediterranea. Le principali conurbazioni sono distribuite all'interno del territorio, sebbene non manchino grossi centri costieri. Il Vallo di Noto prende il nome dalla città di Noto, sita nell'attuale libero consorzio comunale di Siracusa, ma sconosciuta rimane la sua capitale, in quanto nonostante l'ipotesi dell'Amari che vorrebbe attribuire alla stessa Noto la sede del governatore del Vallo in epoca islamica, in verità non esiste alcuna fonte che risalga al periodo arabo attraversato dalla Sicilia e che possa documentare l'assetto delle città nello specifico, per cui l'ipotesi dello storico arabista siciliano resta del tutto priva di fondamento, e in certi casi contrastata o non condivisa.

Noto, la capitale del barocco

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La città in provincia di Siracusa è il primo comune della regione per estensione territoriale. E’ stata definita la "capitale del Barocco", nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, insieme con le altre città tardo barocche del Val di Noto. Dista 31 km da Siracusa ed è situata nella parte sud-ovest della provincia ai piedi dei monti Iblei. La sua costa, fra Avola e Pachino, dà il nome all'omonimo golfo. Con i suoi 554,99 km² di superficie, occupa oltre un quarto della Provincia di Siracusa. Il territorio è, per la maggior parte, collinare. Le montagne, a nord, appartengono all'altipiano dei monti Iblei. Nella costa, bassa e sabbiosa nella totalità, a parte brevissimi tratti frastagliati, sono situate le pianure. Probabilmente di origine alluvionale, la piana di San Paolo, nell'entroterra, è la più vasta pianura del territorio, nonché la più intensamente coltivata. Noto confina a sud con Pachino, a nord-est con Avola e Siracusa, a nord con Palazzolo e Canicattini, a ovest con Modica, Rosolini e Ispica. Il territorio comprende la piccola isola amministrativa di contrada Cipolla, tra Rosolini e Ispica.

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Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze e imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. L'unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del Duca di Camastra, che rappresentava a Noto il Viceré spagnolo. A differenza di quanto accadde di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorarono a Noto non puntarono tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l'impiego di facciate concave (come nella chiesa del Carmine o in quella di San Carlo Borromeo al Corso), convesse (come la chiesa di San Domenico) o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario.

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Monumento principale è la Basilica Cattedrale di San Nicolò, inserita nella lista mondiale dei Beni dell'Umanità dell'UNESCO ed edificio nazionale dal 1940. La Cattedrale di Noto è il risultato finale di un percorso di ricostruzione sette/ottocentesco a cui hanno partecipato attivamente i tre maggiori esponenti del barocco netino, Rosario Gagliardi, Paolo Labisi e Vincenzo Sinatra. Gravemente compromesso dal crollo della cupola e di due navate nel marzo 1996, l'edificio è stato riaperto al culto nel 2007 dopo 9 anni di lavori. È intitolata a San Nicolò, vescovo di Mira. L'interno della chiesa ha un impianto a croce latina ed è suddiviso in tre navate, di cui la centrale più grande delle laterali. Fra le opere di rilievo è possibile ammirare una copia dello Spasimo di Sicilia, di Raffaele Politi, una scultura marmorea raffigurante San Michele Arcangelo, di scuola gaginiana, un bassorilievo della Madonna delle Grazie, proveniente da Noto Antica, oltre a varie tele del siciliano Costantino Carasi. La cappella di fondo della navata destra custodisce la preziosa arca cinquecentesca in legno rivestito in lamina d'argento, finemente lavorata a sbalzo e cesello, contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto Corrado Confalonieri, visibile solamente in occasione delle festività dedicate al santo nei mesi di febbraio e agosto.

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Di rilievo è anche la Chiesa del Santissimo Crocifisso: è, per grandezza e importanza, il secondo edificio di culto della città. Situata nel piano alto, la sua costruzione è stata avviata all'inizio del Settecento, su progetto di Rosario Gagliardi. La facciata, incompiuta si eleva su una breve scalinata, che si presenta lineare come il resto della facciata. L'interno, a 3 navate, custodisce diverse opere di rilievo perlopiù recuperate dalle macerie dell'antica città, fra le quali una Madonna Bianca di Francesco Laurana, una teca contenente una spina proveniente dalla corona di cristo, una scultura lignea del Sacro Cuore di Gesù (XVI sec.), e due leoni romanici, precedentemente collocati all'esterno. Nell'abside si trova la croce in oro eseguita nel 1746 da V. Rotondo, su disegni del Gagliardi, al centro della quale, racchiuso in una teca, sonocustoditi i resti di un'antica pittura su legno raffigurante il Cristo, recuperata a Noto Antica e attribuita a San Luca.

 

Masseria della Volpe
Contrada Casale snc 96017 Noto (SR) Sicilia – Italia
Tel. +39 0931.85.60.55
info@masseriadellavolpe.it 
www.masseriadellavolpe.it  

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