LIBRO DI PAOLO BRINIS, CAMICI BIANCHI E CALICI DI VINO: QUANDO LA MEDICINA SI CONFRONTA CON LA CIVILTÀ DEL VINO

di Giuseppe Casagrande

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Ma che bel libriccino, simpatico, ricco di aneddoti e curiosità con una nobile finalità: sostenere le attività educative e scolastiche a favore di un migliaio di bambini e adolescenti etiopi che frequentano la missione salesiana di Adamitullo, piccolo villaggio a tre ore di auto dalla capitale Addis Abeba. Lo ha scritto il giornalista padovano di Mediaset Paolo Brinis, classe 1962, una lunga militanza tra vigneti e cantine, che ha intervistato alcuni illustri rappresentanti di ogni campo della medicina, molti dei quali sono anche apprezzati viticultori. "Mi piaceva l’idea di scrivere di vino - racconta - in maniera scanzonata e con un pizzico di ironia proponendo al lettore quanto mi hanno raccontato cardiologi, oculisti, strizzacervelli, urologi, primari che indossano il camice bianco, ma anche enologi e wine lover". Ricordi, appunti, aneddoti, consigli e divagazioni si alternano capitolo dopo capitolo. Un libriccino di incontri e di amicizie, di passioni condivise e di amore per il vino, per capire meglio i benefici (molti), ma anche i pericoli (pochi, ma gravi) che si possono incontrare nella relazione con il prodotto più simbolico e rituale della nostra civiltà. Edito da Cinquesensi, copertina e illustrazioni di Paolo De Cuarto, "Calici & Camici" non ha e non vuole avere ambizioni divulgative tecnico-scientifiche. "L'ispirazione per scrivere questo libriccino - confessa Paolo Brinis - me l'ha trasmessa Gino Gerosa, trentino, classe 1957, tifoso dell’Inter, ex allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, un luminare della cardio-chirurgia, dopo un ciclo di conferenze, protagonisti medici, chef e vignerons.

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La cosa mi ha incuriosito ed ecco allora l’idea di mettere assieme una serie di interviste a medici, enologi (Marcello Lunelli della casa spumantistica Ferrari) e ad altri wine-bevar, neologismo creato dall’istrionico e dissacrante oste veneziano Mauro Lorenzon che identifica chi il vino lo beve in contrapposizione ai moltissimi (presunti) esperti che di vino ne parlano fin troppo. Questo libriccino - aggiunge - non si propone come un tomo da consultare in vista di un esame importante alla Facoltà di Medicina, benché i professionisti protagonisti siano tutti più che autorevoli e competenti. Mi piaceva però l’idea di chiacchierar di vino senza prendersi troppo sul serio con i rappresentanti di una categoria che alla mia età tengo in grandissima considerazione, pur nella speranza di non aver molto a che fare con loro, se non per alzare insieme un calice di Amarone o un Prosecco. Confido che il lettore possa essere censore generoso e che la lettura lo spinga ad un bere corretto e consapevole, senza trascurare la prevenzione".Scorrendo le 120 pagione di questo pamphlet alla fine il lettore si chiede: ma è proprio vero che il vino, ieri alimento, oggi piacere edonistico, va bandito dalle tavole? Ed ancora: lo sconsigliano? E perché? Domande non peregrine che si pongono anche a Bruxelles in sede comunitaria. Per il vicepresidente della Commissione europea - il greco Margaritis Schinas - l'Ue non ha alcuna intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo.

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La commissaria alla salute, la cipriota Stella Kyriakides, sta però valutando di rendere obbligatorie, a partire dal 2023, una serie di avvertenze sui rischi per la salute, ben visibili sulle etichette delle bevande alcoliche. "Tutto ciò - chiosa Paolo Brinis - trascurando la necessità di educare soprattutto i giovani ad un bere consapevole, affinché le nuove generazioni possano comprendere che dentro ad un bicchiere ci sono storia, cultura, tradizione, socialità. Le interviste ai medici protagonisti di Calici & Camici hanno proprio questo intento". Molto bella l'intervista a Marcello Lunelli, ribattezzato da Paolo Brinis "il medico del vino". Marcello parla del nonno Bruno che per acquistare dal mitico "sior" Giulio la casa spumantistica Ferrari firmò centinaia di cambiali e racconta del papà Franco, sommelier della primissima ora, che lo introdusse nel fantastico mondo di Bacco. "Marcello - amava ripetere papà - il vino lo puoi comprendere solo se lo ami così come si può amare un libro, un dipinto, una scultura. Quante degustazioni con lui: quante bollicine, quanti vini bianchi, rossi, rosè con i calici (Riedel) giusti, tipologia per tipologia. Ad ogni vino il suo calice, diceva. Quasi una religione: per le bollicine ieri la flute, oggi i tulipani. E poi gli insegnamenti dello zio Mauro, uscito da quella che è considerata la Sorbona del vino (l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, ndr) che nel 1972 creò il mito del Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Sono stati loro, papà Franco, gli zii Gino e Mauro, a farmi amare il mondo del vino e la sua millenaria civiltà". Prosit. In alto i calici.

 

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