DIETA MEDITERRANEA, DA DIECI ANNI PATRIMONIO DELL'UMANITÀ UNESCO

di Carmine Maione 

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Sono trascorsi 10 anni da quando il comitato trasnazionale dell’UNESCO, riunitosi a Nairobi in Kenya, iscrisse la Dieta Mediterranea nella prestigiosa “Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”. Ma nessuno avrebbe mai immaginato all’epoca di celebrare, un giorno, il decennale dell’importante riconoscimento in piena pandemia da Covid-19, o meglio di non poter celebrare nel migliore dei modi uno stile di vita che è sinonimo di buona salute e creatività gastronomica.

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Un ambìto e sofferto riconoscimento che fu il frutto di un intenso e concertato lavoro svolto da quattro nazioni: Italia, Spagna, Grecia e Marocco, rappresentate dalle loro comunità emblematiche: Pollica (Cilento-Italia) Soria (Spagna), Coroni (Grecia) e Chefchaouen (Marocco). Nel 2013 la Dieta Mediterranea è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. La proposta di candidatura all'UNESCO fu formalizzata il 13 marzo 2010 quando, in Marocco, i rappresentanti istituzionali del comitato trasnazionale e delle comunità emblematiche sottoscrissero la dichiarazione di Chefchaouen, atto finale per ottenere l’importante riconoscimento.

La storica firma

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Marocco, la presentazione della candidatura della dieta mediterranea quale patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO. Da sinistra in primo piano Ambrosio, poi il rappresentante istituzionale del Marocco, il Sindaco di CHEFCHAOUEN, Amilcare Troiano, presidente del Parco del Cilento e Angelo Vassallo, il sindaco diPollica, ucciso in un attentato.

Per l'Italia sottoscrissero il documento Francesco Ambrosio, all’epoca capo gabinetto del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (chiamato dalla sua comunità “Sindaco Pescatore”, il quale il 5 settembre del 2010 fu ucciso in un attentato) e Amilcare Troiano, presidente del Parco Nazionale del Cilento. Più che un elenco di alimenti la Dieta Mediterranea rappresenta uno stile e una filosofia di vita che nasce dal passato e può traghettarci verso un futuro sano, sostenibile e inclusivo: competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo.

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Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità (come descrive sul sito dell’UNESCO Elisabetta Moro, professoressa di Antropologia Culturale all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ndr). Il termine Dieta Mediterranea fu coniato a metà degli anni Settanta dagli scienziati americani Ancel e Margaret Keys per identificare lo stile di vita tradizionale che avevano scoperto e studiato nel Mediterraneo fin dagli anni Cinquanta. I coniugi Keys trascorsero più di trent’anni a Pioppi, nel Cilento, per studiare le abitudini alimentari e i benefici che tale alimentazione apportava alle longeve popolazioni cilentane, mettendo a fuoco un patrimonio culturale che si tramanda di generazione in generazione e che va salvaguardato e praticato. 

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Quindi non solo un modello nutrizionale rimasto costante ed inalterato nel tempo e nei luoghi, ma soprattutto uno stile di vita che promuove le interazioni sociali, conserva e sviluppa le attività tradizionali ed i mestieri legati alla pesca e all’agricoltura che si svolgono nel pieno rispetto dell'ambiente e della biodiversità, come avviene in tante piccole comunità del Mediterraneo dove si tramandano riituali e conoscenze che identificano le comunità e variano dal paesaggio alla tavola. “A dieci anni di distanza – dice Amilcare Troiano, responsabile nazionale dei gruppi di ricerca ecologica (Gre) e già presidente dei Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento e tra i firmatari della candidatura nel 2010 in Marocco - possiamo affermare che la Dieta Mediterranea patrimonio dell'umanità rappresenta il valore aggiunto delle eccelse produzioni tipiche, del turismo naturalistico ed enogastronomico del nostro Paese, consapevoli che lo sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio non può prescindere dalla valorizzazione delle sue identità e specificità”. 

Dieta Mediterranea: alta formazione e sviluppo economico

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La Campania ha un nuovo polo scientifico di altissimo livello anche sulla gastronomia! Tre anni fa è nato, infatti, a Portici, in provincia di Napoli, un nuovo corso di laurea in ‘Scienze Gastronomiche Mediterranee’, istituito dal Dipartimento di Agraria della Federico II (allora guidato dal professore Matteo Lorito attuale Rettore dell’ateneo Federiciano) in collaborazione con altri tre Dipartimenti dello stesso Ateneo. I 50 studenti selezionati su oltre 300 aspiranti candidati sono ora al terzo anno che li vedrà, tra l’altro, impegnati nel ‘Laboratorio di Gastronomia’, un corso pratico di 20 CFU, coordinato dal professore Raffaele Sacchi, ordinario di Scienza e Tecnologia dei Prodotti Alimentari che coordinerà quattro straordinari Chef stellati campani in una attività laboratoriale unica al mondo. All’esperienza e alla visione degli Chef sarà, infatti, affiancata la decodifica scientifica curata dal docente, esperto di fama internazionale sulla ‘gastronomia molecolare Mediterranea’.

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“Dosi di ‘scienza in cucina’ – dice il professore Sacchi, che insegna anche al Master Internazionale di Food Innovation and Product Design, organizzato dalla Federico II in collaborazione con altre Università di Olanda, Irlanda e Francia - che trasferite ai laureandi completeranno il loro importante bagaglio culturale, che spazia dalla biochimica alla microbiologia del cibo, dalla nutrizione umana alla comunicazione, dalla botanica delle piante alimentari all’antropologia del cibo, dal turismo al giornalismo eno-gastronomico, dall’analisi sensoriale alle tecniche gastronomiche contemporanee. Una squadra di giovani professionisti che potrà nei prossimi anni contribuire alla valorizzazione dei prodotti e dell’offerta eno-gastronomica della “Campania Felix” e non solo”.

Una dieta alimentare che aiuta a prevenire le malattie cardio-cerebrovascolari

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Ancel Benjamin Keys - ha scritto il medico nutrizionista e professore universitario Michele Scognamiglio proprio su questo giornale - ha compiuto una vera e propria rivoluzione coopernicana della scienza dell’alimentazione, scrivendo pagine di fondamentale importanza in materia di prevenzione nutrizionale, soprattutto per l’intimo rapporto che la Dieta Mediterranea ha con l’olio extravergine d’oliva che rappresenta in maniera quasi esclusiva la fonte lipidica. Keys osservò che uno degli elementi cardine della dieta risiedeva nella quantità e nella qualità dei grassi consumati e in particolare l’olio EVO era uno dei nutraceutici fondamentali per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari. La conferma che Keys aveva visto giusto sta anche nel fatto che una volta conosciuta la Dieta Mediterranea e dopo averle giurato fedeltà eterna morì a 100 anni compiuti”.

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