QUEL SIMPATICO UCCELLINO SULLE ETICHETTE DELLA CANTINA LA TORDERA DI VALDOBBIADENE

di Giuseppe Casagrande

famiglia Vettoretti la tordera 570

In foto la famiglia Vettoretti

Il nome dell'azienda lo si deve ad una dolce collina del territorio del Cartizze che anticamente ospitava un roccolo chiamato Tordera: i tordi scendevano a migliaia dalle vicine montagne in cerca di cibo tra i filari dei vigneti. Premiato con la corona «Vini Buoni d'Italia» del Touring il Prosecco Brunei Brut Valdobbiadene Docg.

Confesso, da buongustaio impenitente, la mia passione per lo spiedo, cosa che in passato mi ha procurato non poche rampogne da parte degli animalisti. Ne avevo parlato alla presentazione dell'enciclopedico volume di Otello Fabris sull'antica Arte dello Spiedo e in quell'occasione avevo citato alcune "peccaminose" trattorie del cuore (venete, bresciane, friulane) dove lo spiedo era ed è ancora il protagonista assoluto. Tre, in particolare, mi sono tornate alla mente, tutte e tre dell'Alta Marca Trevigiana ("Alla Cima", Valdobbiadene, "Da Condo", Farra di Soligo, Col San Martino, "Da Tullio", Tarzo) assaggiando i vini di una storica cantina della zona classica del Prosecco: La Tordera. Mi aveva incuriosito quel simpatico uccellino dal becco gentile, il tordo, impresso sulla bottiglia e riproposto sull'elegante etichetta mentre gioca con un brillantino quasi a voler imitare la gazza ladra che è proverbialmente attratta dagli oggetti luccicanti. Un tempo i tordi, assieme alle beccacce, alle pernici e ad altri volatili, non mancavano mai nelle pantagrueliche schidionate di selvaggina. Oggi gli uccellini sono specie protette (cosa buona e giusta) per cui i buongustai devono accontentarsi di altre carni: pollo, manzo, coniglio, costicine di maiale, pezzetti di lardo e pancetta.

L'antico roccolo che ha dato il nome all'azienda

vitigno 3 la tordera 570

Ma torniamo a noi. La risposta sul perchè della presenza di quel tordo sull'etichetta me l'ha fornita l'enologo della cantina, Paolo Vettoretti: il nome Tordera lo si deve ad una dolce collina del territorio del Cartizze che anticamente ospitava un roccolo comunemente chiamato Tordera. Nella stagione autunnale, infatti, i tordi scendevano dalle vicine montagne in cerca di cibo tra i filari dei vigneti. Per questo l’altura ha preso il nome di Tordera. Oggi il roccolo non esiste più, ma il nome è rimasto vivo nella memoria collettiva. Ed è proprio qui che ha inizio la storia dell'azienda agricola "La Tordera": tre fratelli, Renato, Gabriella e Paolo, sostenuti dai genitori Pietro e Mirella. "L’amore per la vite ci è stato tramandato dal nostro bisnonno Bepi - raccontano - che nel lontano 1918 ha messo a dimora le prime viti ed ha iniziato a curare il vigneto sulla quella collina che oggi è patrimonio universale dell'Unesco. La famiglia Vettoretti lavora esclusivamente le uve di proprietà ed effettua ogni singola fase del ciclo produttivo all’interno della moderna cantina di Vidor, unica in Veneto che può vantare la certificazione Casa Clima Wine.

Sostenibilità ambientale nel vigneto e in cantina

vitigno 1 la tordera 570

Un’attenzione particolare viene riservata alla raccolta che oggi, così come in passato, viene eseguita a mano per preservare l’integrità e la naturalezza dei grappoli. Ed i riconoscimenti non si sono fatti attendere. Al recente Merano WineFestival l'azienda è stata premiata dalla Guida "Vini Buoni d'Italia" del Touring con la Corona di merito. "Ringrazio i curatori della Guida, Mario Busso e Alessandro Scorsone, per il conferimento della Corona al nostro Brunei Brut Valdobbiadene Docg" ha commentato Gabriella Vettoretti, responsabile commerciale ed amministrativa de La Tordera. "Siamo davvero molto soddisfatti, ciò conferma che la strada intrapresa è quella giusta". Oltre alla sostenibilità ambientale nel vigneto (con viti anche centenarie) molta attenzione è riservata alle bottiglie protagoniste di un restyling "green" con incisioni a rilievo. La capsula è biocompatibile, le bottiglie pesano solo 700 grammi e sono composte per l’80% da vetro riciclato, mentre le confezioni sono di pino vergine non trattato.

Il Brunei Brut Valdobbiadene Superiore Docg

bottiglia brunei la tordera 570

Veniamo ora ai miei assaggi. Splendido il Brunei Brut Valdobbiadene Superiore Docg che deve il suo nome alla storia del terreno. Da un antico mappale risalente al periodo austro-ungarico, si apprende che qui in origine sorgeva un frutteto di pruni, un tempo particolarmente diffusi. Per questa ragione, tutta la zona era conosciuta con il nome di Brunei. Questo brut si caratterizza per una spiccata freschezza ed armonia di profumi e sentori. Il colore è giallo paglierino, il perlage fine e compatto. Al naso è un'esplosione di fragranti note floreali e fruttate, mentre in bocca si percepiscono sentori di prugna selvatica, mela verde, pera e alcune note di timo e gelsomino. Il retrogusto è agrumato.

Il Tittoni Dry Rive di Vidor Docg

tittoni la tordera 570

Piacevolissimo anche il Tittoni Dry Rive di Vidor che porta il nome di una figura indimenticabile del Comune di Vidor: il cav. Carlo Tittoni. A lui si devono infatti scuole, strade e la valorizzazione di una una zona collinare dove sorgeva un’antica Casera. Dalla sommità si possono scorgere il fiume Piave con il Ponte degli Alpini, le Prealpi, le Dolomiti e nelle giornate limpide anche la laguna di Venezia. La brezza della valle del Piave e l’esposizione solatìa regalano alle uve di questa collina un'aromaticità e una dolcezza tali da rendere il Tittoni Dry Rive di Vidor un’etichetta di grande fascino dal perlage persistente e dal gusto raffinato. Al naso si propone con un bouquet di fiori bianchi e un caleidoscopio di sentori fruttati: mela, susina, pera. In bocca è un balsamo con una piacevole nota speziata. Piacevolissima. Completano la gamma della linea "Natural Balance" il Serrai Extra Brut Docg, l'Oltreval Rive di Guia Extra Brut Docg, il Cartizze Dry Docg, il Prosecco Doc Treviso nelle versioni Brut, Extrabrut e Rosè, il Frizzante con lo spago e due spumanti. In alto i calici. Prosit.

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